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Luoghi di Interesse

SANTUARIO DELL'ASSUNTA

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Storia

Chiesa parrocchiale ed arcipretale, di patronato del feudatario, che nella prima metà del XVII secolo venne completamente rifatta ed ampliata nelle sue dimensioni. Nel 1642 mons. Pietro Paolo de Rustici scrisse però che la navata destra non era stata completata a causa della frana del sottostante torrente ed ordinava all'Universitas, alle Confraternite ed ai proprietari degli altari di provedere ai lavori.

Nel 1660 una piena seguita da un cedimento del terreno e delle fondamenta causò la rovina dell'edificio e la sua chiusura, fungendo da parrocchia la Chiesina di S. Eligio. Venne allora ricostruita ex novo con due porte site fra settentrione e ponente e con nella navata centrale due sepolture, una dei Romano ed un'altra del clero sulla cui lapide era scritto:

QUICUMQUE EX CLERO NATURAE IURIBUS AEQUIS SUCCUMBIT MORIENS, HIC BREVIS UMBRA TEGITUR. ANNO DOMINI 1666.

A seguito del terremoto del 5 giugno 1688 fu trovata dal vescovo Giovanni Battista de Bellis distrutta ed il suo servizio fu trasferito nella chiesa di San Rocco sino alla sua ricostruzione nelle forme attuali.

Descrizione

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L'interno.

La Chiesa si presenta a croce latina con tre navate che oltre il transetto terminano in altrattante cappelle: la centrale dedicata all'Assunta, quella a sinistra al Ss.mo Sacramento e quella a destra a San Filippo Neri. La navata centrale, delimitata da quattro archi a tutto centro eretti su snelle colonne di pietre per ciascun lato, ha un pregevole soffitto ligneo barocco riccamente intagliato, decorato e dorato che si ripete nel soffitto del transetto. Le altre due navate, su cui si aprono diverse cappelle, sono ricoperte da volta a bottelunettata.

Sull'altare maggiore in marmi policromi è posta l'antica scultura della Madonna che nonostante i restauri avvenuti nel corso dei secoli conserva ancora il suo originario aspetto romanico con influssi bizantini. Tale statua è oggetto di profonda devozione da parte della popolazione locale.

AVE GRATIA PLENA

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portale XVII s.d.c.

agp3

leone VII/VIII s.d.c.



Storia

La chiesa venne edificata a devozione dei cittadini di Guardia tramite atto notarile dell'8 maggio 1830
quando risultò essere necessaria la costruzione di una nuova chiesa dato che quella di Sant'Angelo in Castello era ormai cadente.

Il patronato era dell'Universitas che vi annesse un ospedale Terminata nel 1430, fu ingrandita nel 1511 e prima del1637 ma crollò del tutto a seguito del terremoto del 5 giugno 1688 per essere poi ricostruita in forma diversa.

Venne consacrata tardi, solo nel 1780 da mons. Gentile.

[modifica] Descrizione

La chiesa è pianta rettangolare, ricca di stucchi e decorazioni barocche.

Il soffitto della navata è costituito da cassettoni lignei intagliati e dorati con scomparti che forse originariamente erano anche dipinti.

A sinistra della navata centrale, poco prima del presbiterio, si apre il cosiddetto "Cappellone" o chiesa vecchia avente tre altari. L'arcata che collega la navata al cappellone è sorretta da due angeli in stucco in stile barocco.

L'organo, anch'esso barocco, è riccamente intagliato e dorato ma versa in uno stato di abbandono e le canne in stagno sono quasi del tutto scomposte ed ammaccate.

Sull'altare maggiore in marmi policromi è sita una riproduzione di una tela di Paolo De Matteis raffigurante l'Annunciazione. L'originale è custodita presso il Santuario-basilica dell'Assunta. Alla destra del presbiterio è sito il pulpito in legno.

Lungo la navata, a destra di chi entra, è sito un bassorilievo in stucco.

Il campanile in pietra ha degli inserti medievali come i due leoni scolpiti alla base mentre la "cipolla" è rivestita da embrici maiolicati cerretesi giallo e verdi.

Attualmente la chiesa è chiusa al pubblico dopo che negli anni scorsi è stata oggetto di furti e vandalismi. Le opere d'arte salvatesi sono custodite nella Basilica dell'Assunta.


CONVENTO DI SAN FRANCESCO

Storia

La sua costruzione risale al XVII secolo. Nel 1612 alcuni guardiesi si recarono a Napoli pregando il Padre Superiore dei Francescani di inviare a Guardia dei Frati da messa e degli Oblati, dato che c'era l'intenzione di erigere per essi un convento. Solo tre anni dopo, Padre Francesco Michele da Napoli, dietro invito di Sigismondo Gambacorta, vescovo, si recò a Guardia per piantare una croce nella zona in cui doveva erigersi il Convento e, nel 1616, proprio questo vescovo pose la prima pietra.

L'Universitas acquistò diversi terreni per ampliare l'edificio e solo nel 1629i frati lo poterono abitare. Il sisma del 1688 distrusse completamente l'architettura, che fu rifatta dieci anni dopo; durante il terremoto che si verificò nel 1805 il campanile fu ridotto in macerie.

A causa della soppressione degli ordini religiosi, il convento fu costretto a chiudere i battenti nel 1810. Per ventitré anni fu prima adibito a caserma, poi a carcere, e ancora a pretura e a scuola. Solo nel 1833 i Frati ritornarono a Guardia, fino a quando, nel 1866, in seguito alle leggi eversive di Gioacchino Murat, il Convento fu soppresso. Nel1900, l'amministrazione comunale lo concesse nuovamente ai frati, che lo abbandonarono definitivamente nel 1951 per le condizioni pericolanti dell'edificio.

[modifica] Descrizione

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L'incuria e l'abbandono dell'antico Convento di San Francesco.

Il convento, in evidente stato di inagibilità, è strutturato intorno al chiostro a pianta quadrangolare ed avente un portico con colonne in pietra locale lavorata ed affreschi barocchi del Michele Foschini sotto le volte, oggi perduti. La chiesa conosciuta anche col nome di Sant'Antonio, è costituita da sei cappelle laterali; è in stile barocco ma il suo arredo è stato negli anni trafugato dai ladri e devastato dall'incuria. Restano solo alcune parti degli altari in marmi policromi e dei suggestivi affreschi barocchi mentre il coro ligneo settecentesco intarsiato è ancora agibile. Alle spalle del complesso è stato ricavato un giardino, protetto da alte mura di pietra. Anche il refettorio è impreziosito da affreschi di Michele Foschini



CHIESA DI SAN ROCCO

800px-sanroccoguardia7 stucco

Storia

Nel XVI secolo a Guardia si sviluppò una malattia contagiosa, probabilmente la peste. I numerosi cadaveri furono riposti nelle fosse della Chiesa Madre, ma non potendone più accogliere, si dispose che i morti fossero inumati in una collinetta poco distante dal centro abitato, oltre il torrente Ratello, dove fu piantata una grossa croce di legno di quercia ad indicare il nuovo cimitero.

Cessata l'epidemia, nel 1515 proprio in quel luogo fu fatta costruire una piccola cappella in onore ai Santi Angeli e Rocco che, negli anni a seguire, non potendo più accogliere tutti i fedeli si pensò di ingrandirla. Tuttavia, si optò per la costruzione di una nuova chiesa consacrata a San Rocco, mentre quella più piccola venne denominata Santa Maria degli Angeli.

Nel 1593 l'Universitas vi annesse anche un ospedale. Distrutta dal terremoto del 5 giugno 1688, fu ricostruita. Anche il terremoto del 1805 la lesionò gravemente ma venne restaurata.

[modifica] Descrizione

La chiesa si presenta a pianta ottagonale con cupola a base circolare.

L'interno, ricco di stucchi, conservava sui tre altari altrettante tele del De Matteis attualmente raccolte in altro sito dato che l'edificio, inagibile, è in attesa di restauri.

Fra le tre tele del De Matteis è assai pregevole quella raffigurante il "Trionfo di San Rocco" che è esposta nel Santuario-basilica dell'Assunta, a destra dell'ingresso.

All'interno della chiesa uno stucco con le sigle "A.G.P." ricorda che l'edificio dipendeva amministrativamente dalla Chiesa dell'Annunciata-Ave Gratia Plena.


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CASTELLO MEDIEVALE DEI SANFRAMONDO

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La struttura originaria, presumibilmente voluta dal normanno Raone di Sanframondo nel 1139, fu più volte rimaneggiata e trasformata nei secoli che seguirono. A sud fu eretta la cinta merlata divisa in cortine, con quattro torri merlate e, nella parte centrale, fu costruito il palazzo feudale con il mastio, mentre ad est fu scavato il fossato con il ponte levatoio. Anche se non era di vaste proporzioni, il castello poteva essere considerato come un forte dove una guarnigione bene armata, poteva dare filo da torcere al nemico.Il tempo, le catastrofi e le intemperie lo hanno deteriorato notevolmente: il terremoto del 1456 arrecò i primi danni che furono rimediati solo parzialmente dalla ricostruzione ad opera degli Aragonesi nel 1461. Nel 1469 il castello fu affidato ai Carafa che lo tennero fino al 1806. Quando il feudalesimo fu abolito, rimase come dimora degli schiavi addetti alla coltivazione delle terre, che non ne ebbero più cura.Solo nel XX secolo dopo cinque anni di restauro, realizzato in base alle notizie dateci da un manoscritto del Pingue (1702), nonché dallo studio dei ruderi esistenti, la ricostruzione di questa fortezza ha permesso il recupero dalle rovine di due grandi ambienti, dei quali uno è sede del Museo delle Farfalle l'altro di una panoramica sala convegni. Nell'enorme terrazzo, che sovrasta l'intera vallata, è stato allestito un teatro all'aperto, cornice di numerose manifestazioni nel periodo estivo, mentre nella parte inferiore, immediatamente dopo il cancello di ingresso, trova spazio un grazioso giardino pensile e un ulteriore terrazzo che permette di meglio osservare le vallate del Titerno e del medio Volturno e il massiccio del Matese. Oggi il castello è il fulcro della vita culturale del paese in quanto sede di importanti manifestazioni: dalle rassegne teatrali e cinematografiche a quelle musicali, dalle mostre d'arte e quelle fotografiche.

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